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Biodanza® e la musica dal vivo

Musicista Mario Marino

Musicista Rino Iacopini

Massimo Adami

L’uomo la musica e la danza

La concezione musicale degli antichi e la Biodanza®

La frequenza 432 hertz


Il numero 432

 

 

 

 

 

 

Biodanza®e

la Musica dal vivo

indice

Livia Rinaldi vive a Pisa, viaggia molto nel mondo affascinata dagli usi e costumi dei popoli. Insegnante di Biodanza®, specializzata in "Voce, musica e percussioni", è da sempre appassionata di musica; crede nella potenza della voce e dell’espressione del canto. Giovanissima apprende le prime nozioni del canto. Affascinata ed attratta da questo antichissimo metodo di espressione della vita umana, lo usa profondamente e intimamente. L’integrazione tra musica dal vivo e Biodanza® è la metodologia a cui lavora da qualche anno, dando a voi l’opportunità di vivenciare in modo originale. L'incontro tra lei e i tre musicisti è magico: fa conoscere loro Biodanza®, ed insieme vengono catturati da un vortice creativo. Il progetto di Biodanza® e musica dal vivo è stato creato nel 2009 per integrare il gruppo con i musicisti. Lo stimolo che la musica dal vivo produce va direttamente a toccare la parte profonda di ogni uno di noi, le emozioni vengono liberate attraverso il movimento che diventa autentico nella risposta che il gruppo manifesta attraverso l’espressione del canto e della danza. Il musicista che suona dal vivo è in vivencia con il gruppo e vi è da ambo le parti un integrazione fra ritmo melodia movimento e voce. L’uomo nell’antichità era in risonanza con la natura, lo scorrere delle stagioni, il tempo. Aveva una percezione legata ai suoni, linee come armonie musicali immerse in una grande sinfonia universale. Questo produce il movimento vitale di galassie, pianeti, stelle, particelle, atomi, formando figure circolari, quadrate, ellittiche infiniti corpi in movimento, trasformando in continuazione questo immenso organismo. Con l’espressione e il cambiamento di infiniti ritmi il cosmo si esprime in una danza continua un immenso organismo unico nella sua evoluzione, parte di un tutto che suona. Un piccolo disegno nel grande disegno, un piccolo suono nella grande sinfonia, un uomo nell’universo. Il canto era dunque un mezzo per entrare in contatto con le forze primordiali, ed era una fonte di nutrimento e cura della creazione. Cantare era un offerta di nutrimento al cosmo, nell’offrire la propria sostanza sonora, l’uomo era in comunione appartenendo al tutto. Con Biodanza® e musica dal vivo si cerca di riscattare il potenziale umano di espressione che ogni uno di noi ha, nello stesso modo fare musica, cantare, danzare, è un rituale curativo fra l’uomo e le forze antiche della creazione. Il nostro progetto musicale si occupa anche di riportare la musica al suo stato naturale di vibrazioni per questo lavoriamo con strumenti accordati a 432 hz.


Testo di Livia Rinaldi

Appuntamenti

News

 

LIVIA RINALDI
DIPLOMATA ALL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI FIRENZE
DIDATTA FACILITATRICE DI BIODANZA®
E’ SPECIALIZZATA IN:
L’ALBERO DEI DESIDERI
LE DANZE SEQUENZIALI
BAMBINI E ADOLESCENTI
IL FEMMININO

IL FEMMININO E MASCOLINO

IDENTITA' E I 4 ELEMENTI

VOCE MUSICA E PERCUSSIONI

 

I musicisti che partecipano al progetto Biodanza e musica dal vivo sono:


Mario Marino vive in Liguria ma lavora in tutto il mondo: i suoi documentari etnici sugli usi e costumi dei popoli della terra hanno sempre uno spazio dedicato alla musica. E' musicoterapeuta. Suona percussioni, batteria, flauto.


Impressioni sul lavoro della Biodanza® e musica dal vivo:
Partecipo come musicista agli stages di BIODANZA® tenuti da Livia Rinaldi, con la quale collaboro inoltre al progetto 432 Hz, che si prefigge di riportare lo stato vibrazionale della musica al suo stato naturale. Trovo nell’ambito della BIODANZA® la possibilità di potere innescare una interazione diretta tra I musicisti e I partecipanti, il risultato è uno stato creativo continuo molto intenso ed interessante, nel progetto di Biodanza®.

Rino Iacopini vive a Firenze dove insegna con passione le percussioni ai bambini e, con la medesima passione, fa il cuoco in modo un po' speciale: con le pentole cucina il cibo e fa sorprendenti concerti! E’ percussionista, batterista, cantante e chitarrista .


Impressioni sul lavoro della Biodanza® e musica dal vivo:
Dal 2009 collaboro con Livia Rinaldi, conduttrice di Biodanza®, componendo ed arrangiando brani come musica dal vivo nel corso degli stage di Biodanza®, questa ricerca di suoni ed atmosfere è un percorso che mi riporta agli archetipi musicali dell’uomo e della natura.

Massimo Adami soprannominato "Buge" vive a Pisa, poeta, scrittore, compositore, appassionato di computer, suona basso, contrabbasso, percussioni, chitarra, si cimenta anche con il flauto ed altro. Fa un percorso costante con il gruppo dal 2009 fino all'estate del 2011 poi per ragioni di famiglia si allontana. Adesso partecipa sporadicamente ma è comunque presente nei nostri affetti e progetti. Creatore del sito "IL CERCHIO CHE DANZA" e anche delle musiche....

Impressioni sul lavoro della Biodanza® e musica dal vivo:

E' stata un' esperienza di vita che mi ha arricchito profondamente facendomi riscoprire una parte essenziale di me che è la connessione alla vita, alle emozioni, tramite un sorriso, uno sguardo o anche un semplice movimento mi sono sentito di appartenere a qualcosa di più grande che prima non riuscivo a percepire.

 

Musicista Mario Marino

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STUDI


Diploma di Maturità scientifica conseguito a Noto (SR) nel 1972, votazione 42/60.
Studi di Scienze Naturali all'università di Pisa (1973-78) con indirizzo in Antropologia fisica e culturale.
Curatore a Pisa negli anni 80 del festival internazionale di musica d'avanguardia a cura del Centro ricerca Improvvisazione Musicale(C.R.I.M) di Pisa.
Diploma in Yoga e Musicoterapia orientale presso l’Università di Benares ( Uttar Pradesh-India del nord).
Studi autodidattici di teoria musicale occidentale e del sistema modale indiano e arabo
Laurea breve in Comunicazione Sociale presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma.
Apprendimento secondo la tradizione orale delle tabla in India - Varanasi
Apprendimento secondo la tradizione orale del flauto traverso Bansuri in India- Varanasi
Studio Autodidatta del flauto traverso
Apprendimento delle Congas. Maestro iniziatore : "Don Moie" Batterista percussionista del gruppo Jazz d'avanguardia "Art Ensemble of Chicago"
Studi autodidattici della Batteria Iazz -e applicata alla musica Afrocubana- Afro- Indiana e medioorientale.
Apprendimento del djembe in Africa-Guinea Bissau.
Approfondimento in Africa-Mali, all’uso delle percussioni degli Stregoni-Sciamani Dogon in relazione al battito cardiaco per uso terapeutico.
Apprendimento In Africa-Mali del tamburo Talking Drum. Insegnante: Il calzolaio del villaggio Dogon.
Diploma quadriennale di musicoterapia conseguito alla FedIM-Federazione Italiana di Musicoterapia- Roma
Presidente dell'associazione di Musicoterapia FEDIM-Liguria con sede a Chiavari(Ge)
Mario Marino é un Batterista-Percussionista-Flautista, con esperienza pluriennale nell’ambito del Jazz, Fusion, EtnoJazz ed Etnofusion, Musica Elettronica .
Ha studiato musica da autodidatta in Italia ma poi viaggiando ha incontrato Un maestro di Tabla in India che gli ha insegnato le basi della perussione Indiana, un maestro di Flauto indiano( Bansuri) dal quale ha imparato la struttura melodica della musica Indiana.
In Africa occidentale ha imparato le basi della poliritmia malinke e il tamburo parlante(Tamà) tra I Dogon nel Mali. Ha tenuti diversi seminari in tutta Italia e in Francia di percussioni, Nada Yoga e Espressione Ritmo vocale con l’aiuto di diverse cantanti professioniste. Attualmente insegna percussioni sia in Tposcana che in Liguria, é il presidente della Federazione Musicoterapia Italiana – Liguria (FEDIM-LIGURIA), Compone colonne sonore per films e documentari.

 

Musicista Rino Iacopini


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STUDI

Rino Iacopini svolge attività musicali da circa 35 anni, inizia i primi studi di chitarra e pianoforte, collaborando con gruppi di musica Folk , Jazz , Latino americana .
SI forma inoltre come percussionista con Valerio Perla per la musica afro cubana, con il gruppo Bandao per la musica brasiliana.
Frequenta stage e seminari di musicoterapia con Ferdinando Suvini e Mauro Scardovelli , aggiornamenti pedagogico musicali con Arianna Sedioli, Ciro Paduano, Fiorella Cappelli, Francoise Delalande.

Dal 1996 organizza corsi di percussione africane e latino americane per adulti a Firenze ed Empoli.
Dal 1997 coordina un gruppo di 10 elementi in un percorso musicale che abbraccia ritmi e melodie di diversi paesi del mondo, avvalendosi di strumenti etnici e tradizionali, suonando in varie manifestazioni musicali sul territorio toscano
Dal 2005 lavora come operatore musicale presso il circolo didattico di Pontassieve (Fi) effettuando LABORATORI LUDICO- MUSICALI per bambini

 

Musicista Massimo Adami

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STUDI

Massimo Adami inizia a suonare giovanissimo il basso elettrico e la chitarra classica. Per 2 anni studia chitarra classica dopodichè propende definitivamente per lo studio del basso elettrico e contrabbasso frequentando il conservatorio Boccherini di Lucca. Al contempo suona in diversi gruppi musicali abbracciando svariati stili, dal Jazz, Blues, Rock, Ballo Liscio, Folk, Latino Americana, Africana. Scopre dopo anni di varie esperienze di preferire la musica Etnica con colorazioni personali come parte di espressione più naturale e spontanea di se. Prosegue questo cammino cimentandosi con vari strumenti musicali quali, il flauto, percussioni, tastiera. A tutt'oggi compositore di brani di colonne sonore, musica d'ambiente, video e canzoni.

 

L’uomo la musica e la danza

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In tutte le fedi e le tradizioni antiche, fin dall’inizio dell’immagine della nascita dell’uomo, si parla di suoni legati a linee; che crearono la materia universale, l’uomo antico era cosciente di questo immenso disegno composto di ritmi geometrici musicali. I popoli dell’antichità avevano una chiara visione dell’infinità di suoni sottili di cui l’universo è composto per questo regnava un ordine, gli antichi dicevano che nell’universo c’è un ordine dove niente è a caso. La naturale percezione che avevano della totalità era fonte di armonia e questa armonia regnava dentro di loro in comunione, con tutto quello che li circondava. L’uomo era in risonanza con la natura e con lo scorrere delle stagioni e del tempo. Percepiva suoni e linee come armonie musicali in una immensa sinfonia universale, nel movimento vitale si creano spostamenti di particelle che formano cerchi spirali stelle galassie in movimento. Questi ritmi che sono infiniti trasformano in continuazione, questo immenso organismo e nella sua evoluzione lo rendono unico e gli danno coesione essendo parte di un tutto che suona. Un piccolo disegno nel grande disegno, un piccolo suono nella grande sinfonia un uomo nell’universo. Moltissime popolazioni antiche parlano di questo; gli Egizzi collegavano la musica alla geometria, ai numeri, le leggi musicali erano collegate ad intervalli matematici che costituivano le note della scala musicale, dicevano che l’architettura è musica nello spazio, ed è una sorta di “musica congelata”. Il Lamdoma o tavola di Pitagora definisce le relazioni esatte tra armonie musicali e rapporti matematici, e questo diagramma musicale risale all’epoca degli antichi Egizzi. Andrew Gladzewski eseguì una ricerca su alcuni modelli atomici piante cristalli e armonie in musica concluse che gli atomi sono risonatori armonici e che la realtà fisica è davvero governata da ordini geometrici basati su frequenze di suono. Lo svizzero Hans Jenny studiò accuratamente la trasmissione di suono attraverso mezzi fisici, con frequenze elettroniche monitorate. Osservò che la vibrazione del suono creava forme geometriche, le frequenze basse producevano un cerchio incluso in anelli, le frequenze alte aumentavano il numero degli anelli attorno ad un cerchio centrale e aumentando le frequenze le forme diventavano sempre più complesse tetraedri mandala e altre forme sacre. Nella storia dell’arte si parla di ritmi geometrici che sono collegati al centro di molte strutture, specie il periodo gotico e quello precedente. In alcuni studi recenti in Canada negli anni 60 sono stati sperimentati effetti della musica sulle piante, in diversi tipi di musica. Heavy metal fece inclinare le piante nella direzione opposta mentre la musica classica cullava le piante nella direzione del suono, la musica sacra indiana di Ravi Shankar i gambi delle piante si girarono di 60 gradi in orizzontale e analizzando le piante fu notato che le cellule erano ingrandite, la struttura organica spessita. Nelle culture antiche si racconta che gli sciamani erano coloro che tramite la parola le vibrazioni dei suoni e degli strumenti riuscivano ad imprimere forme (anche nelle pietre), che erano le espressioni delle vibrazioni. Secondo dei racconti antichi che risalgono a popolazioni primitive asiatiche l’Universo, nasce gridando, urlando, questo urlo primordiale è precedente alla materializzazione, che avviene successivamente per mezzo del raffreddamento delle sostanze vibranti in movimento, (gli induisti la chiamano prima parola che si origina da luoghi profondi e bui) successivamente si iniziano ad originare le prime forme con suoni più comprensibili immagini più concrete il nostro universo. Il suono è l’elemento primordiale che accumuna il cosmo ed è la sostanza che accomuna l’universo. Il canto era dunque un mezzo per entrare in contatto con le forze primordiali, ed era una fonte di nutrimento e cura della creazione. Cantare era un offerta di nutrimento al cosmo, nell’offrire la propria sostanza sonora, l’uomo era in comunione appartenendo al tutto. E nello stesso modo fare musica, cantare, danzare, era un rituale terapeutico fra l’uomo e le forze antiche della creazione.


Testo di Livia Rinaldi

 

La concezione musicale degli antichi

e la Biodanza®

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La musica, in Biodanza® viene usata come un mezzo efficace e diretto per entrare in risonanza con noi, con l’altro, con il tutto. Muovendo il corpo, entrando nella danza, il partecipante entra in una pulsazione riscattando a pieno il suono esprimendolo con il movimento danzante. La musica quindi ricevuta dall’orecchio e decodificata, viene poi portata al cervello come suono, le cellule rimandano al cervello le sensazioni, per cui la sensazione musicale a livello di emozioni è neurofisiologica perché proviene dalle cellule e non dal cervello. L’orecchio quindi ha una fessura, il condotto uditivo, attraverso la quale passano le onde di frequenza musicali incontrano tre ossicini che iniziano a vibrare e a muoversi a secondo della frequenza, attraverso le terminazioni nervose il suono arriva al cervello. Il picco più alto del suono si chiama frequenza, se noi prendiamo un bicchiere lo iniziamo a picchiettare con una penna in maniera costante, per un po, potremmo osservare con una camera al rallentatore che il bicchiere pulsa, ovvero si allarga e si stringe, emettendo una vibrazione che entra in risonanza con altri bicchieri posti vicini per simpatia vibra. E’ stato osservato attraverso molti esperimenti, che un uomo anche se sordo, sente lo stesso. In questi esperimenti, sono stati condotti alcuni uomini sordi in discoteche, dove la musica non rispetta i ritmi corporei e non solo: in questi ambienti chiusi le onde del suono creano un effetto di rimbombo a livello di vibrazioni, determinando scompensazioni emozionali e disorientamento. In altri di questi soggetti si è potuto notare un aumento di ossigenazione del sangue dopo un concerto, per un effetto fisico di risonanza. Era come sè in un certo senso le persone sorde sentissero la musica. In realtà il suono è in risonanza con le cellule del corpo che hanno una frequenza ritmica. Ogni corpo ha una frequenza propria, il suono per propagarsi ha bisogno di un mezzo, solido, liquido, gassoso. Consideriamo che i corpi sono composti di atomi, che anche loro hanno a loro volta una frequenza di vibrazione, che tutto ciò che ci circonda ha una propria frequenza. Se noi interveniamo, su un corpo, con una frequenza diversa, si interagisce cambiando il suo stato. Nell’arco degli anni abbiamo imparato dalla natura come il suono del vento entrando in contatto con i fili di un ponte inizia a rilasciare una frequenza che per simpatia entrava in risonanza con la struttura del ponte e che a forza di vibrare determina la sua caduta. Anche nel caos, c’è armonia. Il suono usato in determinate maniere possa diventare un arma, una guerra di vibrazioni.


Testo di Livia Rinaldi


La frequenza 432 hertz

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Il musicista e fisico tedesco Ernest Chldni creò questa tabella classificando i modi di vibrazione di una membrana o lastra esposta a differenti frequenze. Furono fatte svariate prove, la diffusione delle differenti frequenze colpiva la lastra che precedentemente era stata cosparsa di sale o di riso che iniziando a vibrare formava diverse figure geometriche. La frequenza, in musica, determina il suono acuto o grave: un suono è tanto più acuto (più "alto") quanto è maggiore il numero delle vibrazioni. L'unità di misura della frequenza è l'hertz, dal nome del noto fisico tedesco. Fin dall’antichità la musica era accordata sulla frequenza di 432 cioè il La (3) aveva una frequenza, un’ampiezza che rispettava, che comparava tutti i ritmi naturali, incluse le vibrazioni cellulari. Molti strumenti antichi ritrovati nelle tombe egizie fra cui trombe, arpe, lire in Mesopotamia, erano accordate sulla frequenza 432. Nei templi in Indonesia ci sono campane che hanno questa frequenza. All’epoca di Wagner si diede inizio alla corsa all’acuto: nelle bande militari russe e austriache si cercò di valorizzare le doti canore umane, alzando la frequenza per far sì che le cantanti liriche di quel tempo avessero una voce più acuta e ammirevole, potendo raggiungere tonalità più alte. Il diapason fu accordato su frequenze da 440 a 450 Hertz. Analizzando approfonditamente le reazioni che il suono suscita in chi lo percepisce, videro che il suono acuto, determinato da alte frequenze, portava ad alzare le onde celebrali, era più stimolato il lato sinistro del cervello, provocando ansietà, aggressività, cosa utile ai militari dell’epoca per tenere le truppe in uno stato sempre di sovreccitazione, la stessa procedura, molto più estesa e scientificamente studiata fu adottata dai nazisti, che utilizzarono musiche, intonazioni vocali e ritmiche atte a controllare e dirigere le truppe e le persone, una sorta di controllo di massa del suono. Purtroppo la frequenza di 440 è rimasta fino ai nostri giorni, e con lo studio che è stato fatto negli anni, si è osservato che, soprattutto nei brani musicali militari, la musica risulta avere un’azione di potere di controllo sull’uomo. Ci stiamo dissociando dalla proposta della vita in quanto compartecipanti di creazione di vita.
Molti musicisti dell’epoca come G. Verdi, e altri promossero un decreto appoggiato da scienziati del tempo per riportare il La (3) a 432 Hz, con un’approvazione unanime nel 1881. Ma nel 1939 il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels impose il diapason a 440 hz contro un referendum di 25.000 musicisti in Francia contrari a questa scelta. La musica accordata a 440 hz produce irritabilità e squilibrio, soltanto alcune musiche talmente perfette nella loro struttura armonica e nei rapporti aurei d’intervallo manifestano la loro armonia, nonostante l’accordatura. 8 Hz è il ventisettesimo sottotono DO dell’accordatura a 432 Hz, la moltiplicazione degli otto cicli dà il significativo 432. Il diapason emette una frequenza naturale per il suono, e anche il nostro pianeta terra ha una frequenza naturale che è chiamata risonanza di Schumann, per la radiazione elettromagnetica di 8 Hz. Anche il nostro cervello, sempre per la radiazione elettromagnetica, ha frequenze naturali. La risonanza terrestre è in sintonia con le onde alfa e beta degli emisferi sinistro e destro celebrale, i bioemisferi sono fatti per lavorare in maniera bilanciata, perché la neuro corteccia sia stimolata. I dendriti che operano alzando la frequenza a 440 Hz sono in minoranza portando quindi l’emisfero sinistro a operare di più e le informazioni sono di una percentuale altissima più deboli, squilibrando la conduzione elettrica del cervello. Non potendo utilizzare appieno la sincronicità dei due emisferi, ci resta difficile espandere le nostre facoltà sensoriali. I delfini e le balene emettono frequenze subsoniche di 8 Hz. Altri studi dimostrano che i tessuti viventi emettono e assorbono radiazioni elettromagnetiche a frequenze precise. Facendo dei calcoli vediamo che la frequenza di replicazione del DNA è un multiplo nella scala musicale degli 8 Hz il do 256. In studi fatti sulla fisica e le particelle elementari (e con la legge di Keplero) si vede che il nostro sistema solare segue una sintonia di do 256Hz. Tutto questo per dire che l’universo si muove con una propria accordatura e che in scala infinitesimale tutto è in risonanza. Considerando la dinamica del canto e la propagazione, quando un cantante emette un suono, è un organismo vivente che vibra e di conseguenza è accordato con il DNA, le cellule, la terra e il cosmo. Diffondendo il canto si diffonde anche la vibrazione e tutto entra in risonanza, che era quello che gli antichi cercavano di fare: compartecipare all’atto della creazione con il canto. L’importanza del 432 Hz è un principio antico delle armonie, nelle quali si diceva che una corda toccata vibra e tutte le altre corde cominceranno a vibrare per simpatia in maniera naturale andando con le frequenze cosmiche di 8 Hz. Prima del V secolo a.C. la musica, la matematica, la fisica (lo studio del rapporto con il cosmo) erano in relazione fra loro. Pitagora e i pitagorici scoprirono le basi della scala naturale dei suoni con relativi accordi fondamentali. Quando gli antichi studiavano gli avvenimenti, prendevano in considerazione i diversi punti di vista a trecentosessanta gradi, tenendo in considerazione l’interazione di macrocosmo-microcosmo facendo sì che le diverse discipline facessero emergere il risultato finale. Pitagora continuò gli studi degli antichi sulle armonie musicali, arrivando anche lui a una visione antica, una teoria dove il movimento armonico del cosmo era generato da sfere celesti di cristallo. Era fondamentale che i suoni fossero regolati da rapporti armonici, e che queste lunghezze si ritrovassero anche nelle dimensioni degli strumenti musicali. Molti musicisti delle epoche passate hanno espresso nelle loro opere rapporti fra matematica e musica, esprimendosi mediante l’uso di specifici rapporti numerici e usando tecniche che consentivano di accordare perfettamente gli strumenti a corda. Tutto questo aveva un rapporto stretto con l’apparato d’ascolto umano, l’orecchio, e con i processi cognitivi legati all’ascolto della musica. L’aritmetica, la geometria, l’astronomia, l’architettura, la pittura, la musica, come manifestazioni artistiche, erano per gli antichi, espressioni per infondere armonia nel cosmo e nell’uomo, e tali manifestazioni si esprimevano con tempi e frequenze matematiche. Fare musica era come scolpire una statua, dipingere un quadro, costruire un tempio.


Testo di Livia Rinaldi

 

Il numero 432

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Joseph Campbell scrive: 432 archetipo numerico collettivo è la funzione della mitologia e dei suoi rituali a produrre l’effetto “come nel macro così nel micro” che produce 43.200 battiti del cuore ogni dodici ore, una condizione fisiologica per mantenerci in armonia con l’ordine naturale delle cose. Volume di Emiliano Albani e Diego Pierpaoli "MUSICA AD FIGURAS" edizione del Museo di arte Immanente di Arquata del Tronto (AP). La strutturazione a Nautilus della coclea dell'orecchio umano, situata alla fine dell'orecchio interno segue le leggi della sezione aurea, per cui si può ben dire che: "l'orecchio è stato creato dal suono, come l'occhio dalla luce". Nella sua ricerca a ritroso nel tempo, nel racconto della storia dell’uomo, lui individua il numero 432 definendolo numero archetipico, ricorrente nella mitologia di molte razze di popoli differenti da nord a sud dell’emisfero come un numero significativo, corrispondente a passaggi di periodi della vita umana. Si nota come civiltà ritenute antiche ne facessero uso come numero archetipico, simbolo di grandi concetti celati in un codice, mostrandoci quanto erano evoluti, e come si trasmettessero le conoscenze. Nella storia dei dieci re babilonesi, Campbell ci mostra una tabella con la durata di vita di ciascun re; la somma totale delle vite dei dieci re è esattamente 432.000. Nella Baghavad Gita indiana si può trovare questo numero, come se gli antichi lo considerassero un numero armonico, compartecipativo con la creazione. Il numero può essere trovato nell’orologio interno del corpo, così come nel cosmo. A trained athlete's heart beats one time each second. Un atleta allenato ha il battito del cuore una volta ogni secondo; in 24 ore avremo quindi 86.400 battiti: 43.200 nelle ore di luce, 43200 nelle ore di buio. Il “giro” completo dello spostamento dell’asse terrestre, che dà origine alla precessione degli equinozi, dura 25.920 anni. Diviso per il numero antico denominato "Soss" 60, da 432. Il 432 è un’unità di misura che si ritrova nell’antichità anche nelle misure architettoniche; era chiamata armonica sacra, ed era un modo per essere un tutt’uno con la creazione universale. Il numero 432 è stato all’interno della coscienza umana molto a lungo ed è spesso associato a un ciclo di tempo.


Testo di Livia Rinaldi

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Copyright © testi e grafica Livia Rinaldi 2011. All rights reserved.

 


 

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